Anche negli Stati Uniti si discute del finanziamento pubblico al settore editoriale. Succede in Wisconsin, dove il Center for Investigative Journalism viene espulso dalle strutture del Campus a causa del provvedimento di un comitato legislativo che impedirebbe anche al personale universitario di partecipare alle attività dell'associazione.
Lo racconta (per chi mastica l'inglese) approfonditamente il Nieman Lab di Harvard. Il protavoce Repubblicano Robin Vos è stato l'unico a cercare di dare una spiegazione, seppur parziale, alla vicenda: "non volevo che il denaro dei contribuenti andasse al centro di giornalismo investigativo perché ritengo fosse mosso da pregiudizi".
Il Centro sopravviverà grazie a donazioni di privati come ha fatto finora, anche senza utilizzare le strutture universitarie, ma gli unici a subire danni da questa decisione saranno gli studenti del corso in Journalism and Mass Communications per cui diventerà illegale secondo le leggi dello Stato mescolare attività didattiche all'attività del Centro.
Si tratta di una questione complessa perché è un'organizzazione non profit, perché si tratta di giornalismo e quindi di libertà di stampa (il Centro aveva anche avuto qualche scoop che riguardava il Parlamento del Wisconsin), perché in queste sedi si formano le nuove leve del giornalismo statunitense (e sappiamo tutti che senza pratica e sperimentazione lo studio della professione diventa sterile), perché è un momento molto critico per la stampa anche oltreoceano.
Quello che io, da italiana, posso fare è un confronto con il nostro paese sempre indietro e in cui esperienze di ricerca e sperimentazione giornalistica fanno fatica persino a nascere, schiacciate dalla mancanza di fondi e dalla (pessima e spesso giustificata) reputazione di cui gode il giornalismo in certi ambienti. Finanziare il giornalismo coi soldi dei contribuenti forse è sbagliato, investire sulla formazione dei giornalisti però apporterebbe benefici alla collettività.
Farebbe bene, a certi politicanti di bassa lega che meditano vendette sui giornalisti, riflettere sul fatto che alla base di una sana democrazia (diretta e non) sta anche un sano giornalismo in cui la formazione ha un ruolo di primo piano.
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